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Tra
milioni di facce, il profilo della stilista veneziana scelto per la mostra
del Museum of New Art di Detroit
L'hanno scelta fra migliaia,
forse milioni, e in un oceano di facce
appare anche la sua. O meglio, quella di una sua opera degli anni Ottanta:
la ragazza barbuta dagli intriganti occhi blu, che in realtà è un trans con
addosso il suo corpetto. Il profilo Facebook della stilista-artista
veneziana Fiorella Mancini è arrivato fino al Museum of New Art di Detroit,
pescato dal direttore Jef Bourgeau in persona.
Il 2 ottobre, infatti,
negli Stati Uniti è stato inaugurato il grande «Facebook
Show», una mostra-collage di profili del social network appartenenti ad
artisti, curatori e galleristi più o meno conosciuti. Nel gruppo di italiani,
Matthew Barney, Achille Bonito
Oliva, Maurizio Cattelan e Dido Fontana.
Ed ecco, tra questi,
Fiorella Mancini: che, fino a tre mesi fa, non sapeva nemmeno cosa fosse
Facebook e ora si trova ad avere quasi 2 mila amici. Clic dopo clic, dunque,
ecco che il mondo scopre chi è la Mancini: l'artista di giacche, slip
luccicanti, magliette, corpetti, scheletri e bicchieri a forma di teschio
che tanto piacciono al pubblico gay e trans. Il suo stile, che cancella i
confini fra il grottesco, il sarcastico e il blasfemo è stato scelto anche
da Elton John e dal suo compagno che, indossando le insolite giacche di
Fiorella, sono finiti dritti sull'Uomo Vogue. «Ho chiesto al mio assistente
Riccardo Vecchiarelli di occuparsi di Facebook per me- dice Fiorella- Io con
queste cose proprio non ci so fare. Ma mi sto rendendo conto che fra un po'
saremo davvero tutti lì dentro». «Un giorno, così dal nulla, mi è arrivata
una mail con scritto che ero stata selezionata per questa mostra a Detroit-
continua- Una sorpresa, non ci davo una lira a questo Facebook».
Come
lei tanti altri artisti, sempre troppo presi a maneggiare oggetti, stoffe e
pennelli, ingaggiano i loro assistenti per stare dietro a "questo Facebook"
che, in pochi attimi, ti può catapultare da un continente all'altro. E, non
a caso, l'allestimento del Facebook Show del Museum of New Art di Detroit
consiste in un'isola astratta di facce e opere (a seconda di cosa scelgono
gli artisti come immagine principale) che sembra proprio un continente
virtuale, appartenente a un'altra galassia: quella di internet. Nella
galleria di Fiorella Mancini in Campo Santo Stefano entrano gli stranieri
per chiederle delle medicine. Una signora veneziana fa tappa fissa per dire
due preghiere davanti alla Madonna del Giubileo. E i bambini, cercando di
passare inosservati, sbirciano le parti basse dei manichini che ci sono in
vetrina. Di manichini senza veli, in effetti, se ne vedono pochi in giro. Di
fronte a questo strano posto, sono in molti a chiedersi cosa sia realmente.
Una farmacia? Certo, visto che in vetrina c'è la classica croce illuminata
di verde. Un santuario? Anche: c'è la statua della Vergine Maria.
Ma Fiorella smentisce: «Sono
atea». Un ripostiglio di curiosità? Sì, questo sì. Allestito a festa, però,
con uno specchio di Sotsass qua e il prototipo del tavolo di Gaetano Pesce
là: uno uguale si trova solo al Moma di New York.
«Questa è la mia idea di arte
contemporanea: entrare in un posto e
non sapere bene dove ci si
trovi», dice la Mancini convinta. E
nessuno può smentire: è esattamente
quello che si pensa quando si entra
nella sua galleria e ci si trova a fare lo slalom fra pantegane giganti,
immagini del Cristo con gli occhi a forma di dollaro, cessi che nascondo
strane scene di vita quotidiana e
piccioni imbalsamati.
- Silvia
Zanardi
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